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 NEWS - 2005

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LATI e l'ambiente: nuovo impianto di trattamento emissioni gassose

 

Impianto di combustione

LATI S.p.A., nell’ambito di un programma di riqualificazione dei propri impianti di trattamento delle emissioni gassose condotto a partire dal 2002 in collaborazione con il DIIAR (Dipartimento di Ingegneria Idraulica, Ambientale, Infrastrutture viarie e Rilevamento) Sezione Ambientale del Politecnico di Milano, aveva individuato nel punto di emissione E 6 del proprio stabilimento sito in Gornate Olona (VA), località Torba, una possibile fonte di disturbo olfattivo per gli abitanti delle abitazioni più prossime al sito produttivo, come dimostrato con uno specifico studio (vd. M. Gadda, S. Cernuschi, G. Lonati, 2003 - “Valutazione delle molestie olfattive associate alle emissioni del nuovo impianto di trattamento del flusso gassoso proveniente dalle vasche di decantazione delle acque di degasaggio dello stabilimento di Gornate Olona”) a suo tempo consegnato a Sindaco ed agenzia A.R.P.A. di competenza.

In particolare, si era osservato che in concomitanza di particolari regimi produttivi caratterizzati dalla lavorazione di materiali termoplastici additivati con fosforo, l’emissione proveniente dalle vasche di accumulo e ricircolo delle acque di degasaggio (E 6), nonostante il passaggio attraverso due torri ossidative di lavaggio in serie, poteva contenere tracce di fosfina, una sostanza piuttosto critica dal punto di vista ambientale poiché caratterizzata da una soglia di percettibilità olfattiva estremamente bassa (0,02 ppm) ancorché inferiore al proprio TLV (Threshold Limit Value = 0,3 ppm – TWA; 1 ppm –STEL) ovvero al valore oltre il quale sono necessarie valutazioni di tipo sanitario.

In seguito ad una serie piuttosto estesa di prove condotte durante il 2003 alla scala pilota mediante un impianto di conversione termica, si è individuato nella tecnologia termossidativa il sistema di trattamento più idoneo per il flusso gassoso in questione.
Nel corso dell’anno appena concluso, pertanto, la LATI ha adottato tale soluzione tecnica installando un’unità di trattamento composta da una colonna di pre-abbattimento delle polveri ad umido (scrubber), seguita da un impianto di combustione termica di tipo rigenerativo.

In particolare, i gas da depurare provenienti dalla produzione entrano nello scrubber dove vengono raffreddati e saturati e dove in controcorrente viene fatta ricircolare la portata d’acqua necessaria per ottenere l’abbattimento di polveri; una parte del volume d’acqua viene scaricata per mantenere costante il livello nello scrubber ed evitare un eccessivo decadimento delle caratteristiche qualitative dell’acqua che viene costantemente reintegrata dalla testa della colonna.

L’impianto di combustione termica di tipo rigenerativo è a tre camere.
Ciascuna delle camere rigenerative contiene un letto con corpi di riempimento in ceramica, aventi la funzione di accumulatori di calore, in quanto vengono scaldati o raffreddati in base alla direzione del flusso del gas che li attraversa. L’aria che deve essere depurata raggiunge infatti la prima camera ed attraversa verticalmente, dal basso verso l’alto, il letto con i corpi di riempimento in ceramica, riscaldati durante la fase precedente.

Durante tale passaggio l’aria inquinata viene riscaldata fino alla temperatura più prossima possibile a quella di ossidazione (intorno ad 850°C), facendo di conseguenza diminuire gradatamente la temperatura di questo letto ceramico.
Qualora la suddetta temperatura di ossidazione non fosse raggiunta grazie all’autoaccensione delle sostanze organiche presenti nell’aria di scarico, si utilizza un bruciatore ausiliario alimentato con combustibile (metano) ed installato nella camera di combustione.

Il tempo di permanenza medio dei gas alla temperatura di combustione è superiore ad un secondo.
Dopo aver lasciato la camera di combustione, i gas purificati passano verticalmente, dall’alto verso il basso, nella seconda camera trasferendo il calore e sono quindi inviati al camino di emissione. Il secondo letto viene così riscaldato ed è pronto per la prossima sequenza, ovvero per riscaldare il gas in arrivo all’impianto.

Il particolare tipo di riempimento ceramico utilizzato permette di ottimizzare sia i consumi di combustibile, grazie alla elevata superficie specifica, sia i consumi di energia elettrica, grazie alla ridotta perdita di carico.

La soluzione con le tre camere evita che, durante l'inversione dei flussi, sia inviato al camino un certo volume di gas non trattato, garantendo quindi sempre la massima efficienza del sistema che può raggiungere anche valori superiori al 99 %. Grazie alla terza camera è inoltre possibile bonificare le torri ad ogni inversione.

Benché siano commercialmente disponibili impianti di combustione termica rigenerativi a due camere, meno onerosi e tecnicamente complicati di quello adottato, che in caso di installazione avrebbero comunque garantito il rispetto dei vincoli imposti dalla Regione per l'emissione in oggetto, la LATI ha optato per una tecnologia a tre camere proprio per i motivi sopracitati, concordemente alla propria linea politica in materia di ambiente che le ha permesso di essere tra le primissime aziende interamente italiane ad ottenere, nel 1995, la certificazione ambientale secondo la norma UNI EN ISO 14001.

Le informazioni ottenute dalle prime campagne interne di analisi condotte sul nuovo impianto (vd. rapporti di analisi consegnati a Sindaci interessati ed A.R.P.A. di competenza in data 20.12.2004) hanno confermato il pieno raggiungimento degli obiettivi prefissati, avendo evidenziato valori caratteristici del flusso gassoso in uscita dal combustore praticamente confrontabili a quelli dell'aria atmosferica ma non mancherà a breve una verifica dei risultati così ottenuti da parte dell'organismo regionale competente.

5 Luglio 2005
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